Mattarella è un uomo garbato. E il garbo, del resto, fa parte per così dire dei doveri d’ufficio di un capo dello Stato. Tanto più in un frangente come quello che stiamo attraversando.

Ma quell’avviso ricordato ieri agli studenti -il potere inebria- nasconde dietro la sua innocenza un giudizio accorato e drammatico sulla stagione che stiamo attraversando. In apparenza, le parole del presidente sono asettiche e impersonali: “La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di far inebriare”. Frasi che si potrebbero trovare in un manuale di educazione civica o nelle memorie di un pensoso statista a riposo.

Dette oggi, però, in questo contesto e al cospetto di questi interlocutori, quelle parole sono una sentenza. E avvisano tutti, protagonisti e comprimari, dei rischi che stiamo correndo. Non solo e non tanto quelli dello spread -che pure non andrebbero sottovalutati. Ma più ancora quelli di una dirigenza politica che ha perso (se mai lo ha avuto) il senso del limite, della misura, del pudore. Cioè di tutto quello che fa la differenza tra rendersi utili agli altri e pensare solo a se stessi.

MF