C’è quasi il mito di Salvini, anche tra i suoi avversari. E’ il Capitano, quello che non sbaglia un colpo, che non paga dazio, che si mangerà i grillini in un solo boccone, che ricostruirà il centrodestra per farne il suo piedistallo, che governerà per anni e anni e via dicendo e fantasticando un po’. In una parola, il vincitore che sta allestendo il carro su cui molti sono pronti a salire e da cui molti altri temono di venire travolti.

Ora, Salvini ha di certo più mestiere dei suoi alleati, questo sì. E con le sue maniere sbrigative ha conquistato molto consenso, è innegabile. E però questa idea che lui possa passare indenne tra i disastri della maggioranza e del governo e con una perfetta acrobazia liberarsi delle sue cattive compagnie e offrirsi l’indomani al paese come colui che ricostruisce un blocco storico di quelli destinati magari a durare un bel po’, beh tutto questo mi sembra piuttosto improbabile. E comunque, non può essere un alibi per la resa.

La mia idea è che Salvini sia piuttosto una tigre di carta, come si usava dire una volta. Davanti alla quale in troppi, però, sono pronti a scodinzolare impauriti e deferenti.

MF