Che Conte si faccia domani la sua lista e dopodomani il suo partito fa parte delle legittime aspirazioni. Ma che il Pd assecondi questa impresa fa riflettere sui tempi grami che la politica sta attraversando.

Infatti un partito dovrebbe essere prima di tutto un’idea del paese, slegata per quanto è possibile dai destini personali dei suoi leader. Una carovana di popolo e non la vettura monoposto di Dini, di Monti o di Conte. Questo almeno insegnano le antiche regole, e anche i buoni costumi.

Che Conte immagini di essere eccezione a quelle regole non desta scandalo più di tanto. Ma che il partito più partito che c’è, almeno sulla carta, e cioè il Pd, regga lo strascico elettorale del premier, smentisce i fondamentali che al Nazareno ci si era dati a suo tempo.

La vanitosa ambizione del premier, in questo contesto, è un peccato veniale. L’accondiscendenza del partito che vorrebbe essere custode delle nostre più gloriose tradizioni politiche, invece, è un peccato molto, molto meno veniale.

MF