Un passo dopo l’altro, giorno dopo giorno, ogni giorno un passo in più, Draghi sta svelando il suo progetto civile e politico. Quanto sia voluto e fin dove possa arrivare non è dato capire, almeno per ora. Ma ogni gesto rivela un disegno. E il disegno a me pare quello di dar voce alla migliore borghesia italiana, quella che in politica non ha quasi mai battuto un colpo. Parlo di una borghesia un po’ immaginaria. Parsimoniosa, caritatevole, cosmopolita. E ancora, e soprattutto: seria, sobria, misurata, rigorosa. Attenta al bene pubblico e non solo al vantaggio privato. Capace di mettersi nei panni degli altri. Artefice delle sue fortune ma solo e soltanto in un contesto che ambisce ad essere rispettoso di quella astrazione che si chiama interesse generale. Che poi astrazione non è. Insomma una borghesia che costruisce uno Stato ma non lo usa per sé. Il contrario della borghesia che abbiamo visto all’opera in tanta parte della storia del dopoguerra. Ora, la questione è se questa borghesia esiste come spazio politico più ampio. Se cioè Draghi è capace di suscitare un’eco più vasta e diffusa della sua singola (e singolare) personalità. Un mistero che solo il premier è in grado di svelare. Se se la sentirà.

MF