Il rito della “verifica”, celebrato in queste ore, scandalizza i nuovi benpensanti. Eppure, è solo buonsenso se le forze politiche, giunte a un certo punto, fanno un tagliando alla loro collaborazione e decidono insieme, magari litigando un po’, come aggiornare il loro modo di procedere. Dunque, non si dovrebbe menare scandalo se Conte e i suoi cari si ritrovano in queste ore a Palazzo Chigi per decidere se e come aggiustare la loro rotta comune.

Il punto debole di questo antico rito, però, sta nel fatto che sta avvenendo una discussione finta. O almeno monca. Infatti i partiti si stanno arrabattando su come trovare un equilibrio tra di loro. Mentre girano alla larga dal nodo vero: che è quello delle loro diverse identità e del modo -se c’è- di farle convivere.

Le forze antiche della Prima Repubblica sapevano, anche troppo, chi erano. Mentre i loro eredi -populisti e no- faticano a mettere a fuoco se stessi. Quelli di prima discutevano su cosa fare. Quelli di adesso dovrebbero piuttosto interrogarsi su cosa essere. Discussione che si rivela sempre faticosa, qualche volta perfino dolorosa, e di questi tempi quasi scabrosa. E infatti ci stanno solo girando intorno. E girando un po’ a vuoto.

MF