Giunte al bivio di Draghi, le culture politiche del paese sono indotte a ripensare se stesse. Un ripensamento cruciale, profondo, a volte doloroso, da cui nessuna uscirà uguale a prima. E così infatti il Pd affronta l’era Letta e dovrà sciogliere il nodo del rapporto con il populismo che preme ai suoi confini. La Lega si arrampica con fatica e in modo un po’ maldestro sui tornanti europei. E i 5 stelle nascondono dietro la questione del doppio mandato un dilemma indentitario tutt’altro che banale.
In questo contesto suona perfino surreale, e straniante, il silenzio delle forze e degli uomini di centro. Una volta da quelle parti -le nostre- c’era lo spessore di una grande e sofferta cultura politica. Oggi c’è un piccolo traffico che si nutre di piccoli calcoli e che non sembra preludere a grandi destinazioni. Spero di sbagliare, ovviamente. Ma l’afonia del centro in un paese che è stato così a lungo centrista finisce per essere quasi assordante.
Eppure il centro di una cosa, almeno di una, poteva dirsi sicuro. Di essere fieramente e convintamente anti-populista. Tale era la Dc, tali erano i suoi alleati. Gente piena di difetti, per carità. Che però aveva dalla sua un grande pregio. Che oggi magari tornerebbe utile al paese.

MF