Le coincidenze non aiutano. Mentre del Pci si rievoca la gloriosa storia a cent’anni dalla nascita del partito, dei democristiani si parla in questi giorni quasi solo per segnalare i loro frenetici andirivieni sulla scacchiera parlamentare. “Loro” esistono come celebrazione, “noi” rischiamo di esistere come caricatura.

Ora, certo, non è il tempo di riaprire dispute che la storia a suo tempo ha risolto per il meglio. Tantomeno di rinverdire atavici complessi di cui dovremmo esserci liberati. Ma è curioso come, ancora oggi, la Dc sia presente sulla scena politica solo in veste di fantasma. O di macchietta, il che è ben peggio.

Si parla dei grandi del passato democristiano per assegnare loro la parte, del tutto impropria, di progenitori dei leader della terza (?) repubblica. E dei meno grandi del presente per segnalare il loro spericolato movimentismo nella più mediocre manovra parlamentare.

Ai miei colleghi di una volta consiglierei di districarsi da questa trappola. O evitando di manovrare di qua e di là. O almeno legando le loro manovre a un disegno, a un’idea del paese. Restare lì come a recitare la farsa di se stessi non mi pare davvero una gran cosa.

MF