Ha commosso molto persone (il sottoscritto tra gli altri) la lettera che Papa Bendetto ha inoltrato al Corriere della Sera via Massimo Franco. Sono pochissime righe, scritte per così dire in punta di piedi. Ma il valore di quelle parole sta tutto nel legame che corre tra la discrezione e l’intensità -che è un po’ il sigillo che quel Papa ha voluto apporre alla sua figura all’indomani delle dimissioni.

Giustamente osserva Franco che la convivenza tra i due Papi si è svolta con una singolare armonia. Tanto più singolare se si considera la differenza dei loro caratteri e direi anche del loro stile di governo. Una differenza profonda che solo la reciproca capacità di rispettosa convivenza ha saputo rendere armonica.

Ci sarebbero mille considerazione da fare al riguardo. Anche considerazioni politiche, se non si temesse di mescolare impropriamente il sacro e il profano. C’è un tema però che ricorre, tra i sacri palazzi e le più modeste dimore in cui si rintana la politica. Ed è il tema, appunto, della convivenza. Cioè di come intrecciare le differenze così da far crescere una comunità e allargarne il respiro.

MF