Quella di Paolo Savona e della sua nomina alla Consob è una tipica storia italiana. Racconta di un ceto politico che non riesce a produrre classe dirigente e la cerca e la trova dove può. Racconta di un notabile di valore, non proprio giovanissimo, che insiste nel proporsi a dispetto di tutto il tempo che passa. Racconta di opinioni che vanno e vengono, espresse sempre con una certa perentorietà a dispetto della loro mutevolezza.

Poco meno di un anno fa Savona era la bandiera di una sfida all’Europa. Nel frattempo, c’è qualche segno che abbia maturato opinioni più assennate a questo riguardo. Ma la maggioranza che ne aveva fatto la propria bandiera ora lo consegna piuttosto al mesto destino che fu di Vegas. E lui vi si acconcia con una malleabilità che stride con la sua biografia -e anche con le sue buone qualità.

E’ l’Italia di sempre, se vogliamo. Perfino rassicurante nel ripetersi dei suoi riti. Peccato che tutto questo ambaradan venga gabellato per un cambiamento. Quando invece è solo il ripetersi di logiche che si dice di voler superare.

Passi oggi -forse, forse- per Savona. A patto che un domani a nessuno venga in mente di nominare Toninelli.

MF