Nellimmediato dopoguerra fu prospettata a Enrico De Nicola la candidatura alla Presidenza della Repubblica. Lui nicchiava, un po’ per prudenza e un po’ -forse- per una reale incertezza. Era tentato, e insieme titubante. Al che uno dei notabili dellepoca, stanco di quel suo dire e disdire, lo apostrofò così: decida di decidere se accetta di accettare.

  Ora, sarebbe forse il caso che un appello del genere lo si rivolgesse a Matteo Renzi. Che, certo, può restare nel Pd. Oppure uscirne. Ma a cui non giova -sia detto con un minimo di riguardo- quel suo stare sul confine senza mai chiarire quale sia il suo reale disegno. E un giorno potrebbe ricandidarsi alla segreteria, e il giorno dopo fare le valigie e mettersi in proprio e il giorno dopo ancora chissà.

  Tutti disegni legittimi, a patto di renderli chiari. Tanto più da parte di chi si propone come la novità”. E che proprio per questo dovrebbe avere in uggia quel modo tortuoso di procedere che si considera tipico della politica dantan.

  Detto dal sottoscritto, che si ritiene una specie di gattopardo, linvito a mettere presto le carte in tavola può sembrare un paradosso. Invece, è solo unovvietà.

 MF