Ruini ha, per così dire, capovolto la Dc. La sua apertura a un dialogo con Salvini smentisce l’antico paradigma democristiano che impediva di dialogare con la destra e suggeriva anzi di presidiare quel confine con un tratto di sdegnosa prudenza. Segno dei tempi, si dirà. E di un tempo che è difficile far tornare, verrebbe da aggiungere.

Ora, io credo che Salvini non meriti il credito che gli ha concesso ieri il cardinal Ruini. Ma questo non esaurisce il tema. Infatti il leader leghista non verrà ricondotto alla ragione, e piegato verso esiti moderati, in virtù di prediche edulcorate e compiacenti. Ma non verrà fermato neppure dall’indignazione che molti di noi gli riservano.

Il tema semmai è uscire dalla dimensione “salvinocentrica” che la politica italiana ha assunto in questi ultimi tempi. Appare ingenua l’idea di ammansirlo. Ma appare altrettanto inefficace l’altra idea, che è quella di contrastarlo demonizzandolo. La mediocre prova che sta dando un governo come il Conte bis, immaginato come un cordone sanitario steso a proteggere la Repubblica dall’assalto salviniano, dovrebbe far riflettere tutti sul fatto che celebrare un quotidiano referendum sul leader leghista significa solo fargli un grandissimo regalo.

MF

(foto Lapresse)