C’è qualcosa di rassicurante, secondo me, nel fatto che Salvini ingaggi senza saperlo l’immagine di modelli cechi e slovacchi nei suoi poster solennemente dedicati a celebrare il “primato” degli italiani. E’ la conferma che il suo nazionalismo non è poi tutto d’un pezzo, non è così imperiosamente granitico, non coltiva sogni di geometrica potenza, semmai si adatta alle circostanze. Come certe sue candidature, scelte con cura tra le quarte o quinte fila della Dc di una volta -quelle candidature che un buon segretario democristiano dell’epoca avrebbe saputo evitare con una pacca sulla spalla.

Salvini ha una postura saccente e assertiva. Gli piace dar l’idea di una persona che sa il fatto suo, anche troppo. E indubbiamente la sua crescita elettorale denota qualche merito che un avversario come me fa fatica a riconoscere. Ma penso anche che di fronte a questo modello di leadership, così intenta a prendersi sul serio, scoprirne le imperfezioni si riveli sempre la cosa più seria da fare.

Con molti vantaggi per la verità. E forse anche qualche vantaggio per Salvini medesimo.

MF