E’ un grande equivoco quello che vorrebbe misurare gli esiti della trattativa tra Pd e M5S su cose e cosette e sulle loro quantità. La modifica dei decreti sicurezza, l’iter della legge elettorale, il ricorsi ai fondi del Mes. Argomenti cruciali, per carità. Ma che finiscono per deviare l’attenzione dal problema di fondo. E cioè se populisti e antipopulisti possano mai dar vita a un’alleanza strategica.

La strategia infatti è l’unica cosa su cui non si può addivenire a un compromesso. E dunque, o la democrazia è rappresentativa o non lo è. O la rappresentanza è un valore, e allora il plebiscitarismo è un pericolo, oppure il contrario. O il Parlamento è il cuore del sistema, oppure il sistema è un altro da quello di cui il Pd si proclama l’erede migliore. E via elencando.

Il Partito democratico ha diplomatizzato il conflitto sulle grandi questioni, e ne ha ricavato peraltro una difficoltà in più nel dirimere i conflitti quotidiani dell’agenda politica. Così, perdendo un pezzo di anima ha reso più fragile per così dire anche il suo corpo.

Il fatto è che sulle cose si può e si deve trattare, e magari anche saper cedere. Ma sui princìpi, no.

MF