Tra tanti politici in cerca d’autore, a me sembra che Draghi sia un autore in cerca di una politica. S’intende che la sua prospettiva non sarà quella di Mario Monti, che cercò di tramutare il suo prestigio di risanatore in una (sfortunata) lista elettorale. Nè quella di Carlo Alberto Ciampi, che volteggiò con molta grazia e molta libertà sopra le vicissitudini dei partiti fino a diventare capo dello Stato.
Nel caso di Draghi le cose appaiono più complicate. Infatti egli costeggia la politica senza aver l’aria di volervi attraccare. E guarda i palazzi delle istituzioni senza dar l’idea di ambire più di tanto a soggiornarvi.
C’è una diffusa diceria secondo cui il prossimo destino di Draghi sarebbe il Quirinale. Ipotesi suggestiva, ma non così convincente. E infatti il premier ha molto ispessito il suo profilo politico e reso più acuminate alcune delle sue parole più recenti. Come a dire che non mette troppo in conto che il suo epilogo debba essere quello istituzionale.
Così, egli non ha né la via di fuga di dedicarsi a un altro compito, né la linea di ripiego di accomodarsi dentro gli schemi politici altrui. E dunque delle due l’una: o Draghi inventa per sé un “nuovo” schema politico o la “vecchia” politica prima o poi si rivarrà su di lui.

MF