La vittoria di Zingaretti, seppur scontata, vuol dire tante cose, e non solo per il Partito democratico. È chiaro, anche dal minimo sfoggio che il nuovo leader fa del simbolo del partito, che il suo sguardo va ben oltre, il suo orizzonte è ben più lontano. L’obiettivo che si è dato il Presidente della Regione Lazio è la ricostruzione di un campo, non solo del proprio partito, la ristrutturazione del condominio, non solo delle mura domestiche. Non si tratta di rifare l’Ulivo, seppur il ritorno di Prodi sembrerebbe evocare quella suggestione, ma di immaginare un nuovo campo di centrosinistra che qualcosa, visti anche i dati elettorali delle ultime regionali, sembra ancora poter dire. Si tratta di riprendere un dialogo a sinistra, missione congeniale a Zingaretti, e di volgere lo sguardo verso il fronte moderato, che potrebbe essere occupato da una scissione di Renzi e dei suoi, i quali, pur rompendo con il Pd, non potranno permettersi di andare oltre i confini del centrosinistra. A tavola, poi, potrebbe esserci posto per qualche grillino deluso dall’eccessiva virata verso Salvini, se non proprio per quel che resterà del Movimento con una leadership e una linea rinnovata. Una suggestione, forse. Ma è la scommessa di Nicola: unire, perché il mito dell’autosufficienza è solo un lontano ricordo.

DB