Berlusconi si trova a un bivio. O si acconcia a trattare con l’ala sovranista in nome del centrodestra che fu. Oppure scommette sul Partito popolare europeo. Una via di mezzo tra queste due strade davvero non c’è.
Leggendo le sue dichiarazioni si intuisce che forse egli vorrebbe conciliare l’inconciliabile. Mettere in riga Salvini e Meloni appoggiandosi alla Merkel e adottando il codice delle buone maniere europeiste. E insieme stringere un nuovo patto modello 1994 come se vigesse ancora il codice bipolare di quei tempi. Da questo punto di vista la scelta di Zaia sarebbe insieme  la conferma di un equivoco e di un errore. Tatticamente si può capire la sua oscillazione tra i due corni del dilemma. Ma strategicamente il dilemma è irrisolvibile. E dunque delle due l’una. O manda i sovranisti -politicamente- a quel paese, oppure arruolandoli con sé finirà col farsi arruolare da loro.
In tutti i grandi paesi europei quel dilemma è stato risolto da tempo appostando robusti cavalli di frisia al confine tra il centro e la destra. In Francia i gollisti considerano la famiglia Le Pen come il loro principale nemico. In Germania frau Merkel non concede neppure un caffè ai suoi antagonisti di Afd. E perfino in Gran Bretagna non c’è alcuna contaminazione tra i conservatori e l’Ukip di Farage.
Non sono retaggi dell’epoca di Churchill. E neppure richiami nostalgici al tempo di De Gasperi. Il punto è tutto politico. Riguarda il futuro, non il passato. Di fronte a una destra così aggressiva non si possono adottare mezze misure. O li si contrasta o si dà loro corda. Sapendo però che useranno quella corda per impiccare prima di tutto i loro malaccorti alleati.

MF

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