Si possono dare mille e una spiegazione della crisi del centrodestra. Argomento a cui i suoi leader non sembrano volersi applicare, cosa che forse evidenzia una spiegazione in più -e delle più importanti.
Ma confesso che quello che più mi colpisce del tramestio in corso in questi giorni tra Berlusconi, Meloni e Salvini è quella singolare mistura di ingenuità e di cinismo che i tre, a diverso titolo, stanno mettendo insieme. Infatti, da un lato
c’è l’ingenua pretesa che quei loro commenti del giorno dopo, così distratti, così di circostanza, e quelle loro rassicurazioni di maniera, tanto poco cedute e tanto poco credibili, e quelle parole d’ordine che si ripetono come se la
campagna elettorale fosse ancora in corso, tutte queste cose insieme evocano -come dire- una scarsa professionalità di quei leader. Ma dall’altro c’è il cinismo di due di loro che fanno finta di credere che il terzo possa
diventare capo dello Stato e si affannano a promettergli i loro voti e si guardano bene dall’osservare quelle regole di amicizia e di discrezione e perfino di buon gusto che imporrebbero di dire: guarda, non è cosa, e poiché ti
vogliamo bene non avrebbe senso esporti a una illusione e prometterti subito dopo una delusione. Poi, certo, c’è la politica e di questa si potrebbe discutere all’infinito. Ma a me colpisce di più, in questi giorni, quel misto di ingenuità e di cinismo cui ho accennato. Nessuna delle due cose è così nobile. Ma la loro mescolanza lo è ancora di meno.

MF